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Esperimento social(e) 4 – Pull a Pig

Voglio fare un esperimento.
Voglio scrivere una storia social(e).
Ogni 24 ore scriverò un capitolo di un racconto, se arriverò ad un tot di commenti o condivisioni, scriverò il capitolo successivo, altrimenti ricomincerò con una nuova storia.
Sta a voi scegliere se volete sapere come va avanti o no

CAPITOLO 1

Caro diario,
Oggi è il primo giorno alla nuova scuola.
Compagni nuovi, posto nuovo, amici nuovi.
È la terza scuola dall’inizio dell’anno, ma papà si sposta per lavoro e noi dobbiamo seguirlo.
Ho lasciato Manuel nella vecchia scuola, ci siamo scambiati gli indirizzi e mi ha detto che mi scriverà.
Mi piaceva Manuel.
Chissà se ci sarà qualcuno di interessante oggi.

Caro diario,
Mi sono seduta al secondo banco e accanto a me si è seduta una ragazza molto bella.
Si chiama Dalila.
Sembra simpatica, ha provato a spiegarmi un po’ come funziona la scuola, poi a ricreazione mi ha dato un pezzo del suo panino perché lo avevo dimenticato a casa.
Mi piace.

Caro diario,
Mentre aspettavo l’autobus due ragazze più grandi mi hanno avvicinata e una delle due mi ha tirato forte i capelli mentre l’altra prendeva a calci il mio zaino.
Quella che mi teneva i capelli mi ha guardata in faccia e mi ha detto: benvenuta all’inferno.
E poi ridendo se ne sono andate.
Ho avuto tanta paura ma non lo dirò a mamma, non voglio farla preoccupare

Oggi è stata una giornata complicata, spero domani sia più semplice.
Buonanotte caro diario.
tua Simo.

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Esperimento social(e) 3 – La recluta Francesco Lupini e i Timorati di Dio

Voglio scrivere una storia social(e).
Ogni 24 ore scriverò un capitolo di un racconto, se arriverò ad un tot di commenti o condivisioni, scriverò il capitolo successivo, altrimenti ricomincerò con una nuova storia.
Sta a voi scegliere se volete sapere come va avanti o no.

CAPITOLO 1

Aprì gli occhi.
La vista sfocata lo lasciò a terra per qualche secondo.
Dal suo punto osservazione vedeva la zampa di un tavolo, un pezzo di vestito rosso, un bicchiere a terra e un braccialetto da donna.
Provò ad alzarsi, ma la forza di gravità fu più forte di lui.
La testa stava per esplodere.
Si fermò un secondo a terra.
Mani sul petto.
Controlló il respiro.
Sul soffitto una pala stava girando.
Non è casa mia, pensò.
Poi fece un respiro più lungo e provò una seconda volta ad alzarsi.
Questa volta ci riuscì, anche se dovette appoggiarsi al tavolo per non crollare miseramente.
Si guardò intorno.
Non ricordava il luogo.
Di chi era quella casa.
Si guardò allo specchio.
Boxer e calzini.
La faccia sporca di rossetto.
Tentò di pulirsi il viso, ma peggiorò solo la situazione.
Erano le mani ad essere sporche.
E non era rossetto.
Bussano alla porta.
“Aprite, polizia!”
Urlarono da fuori.
Cercò i suoi vestiti, mentre la porta veniva presa di mira dai colpi di una mano insistente.
“Aprite o dobbiamo sfondare la porta”
“Sto arrivando”.
Trovò il suo pantalone, lo raccolse da terra, ma alla fine del tessuto trovò una mano.
Alla mano era collegato un braccio e poi via via tutto il resto del corpo.
Una donna.
Nuda.
Morta.
“È l’ultimo avvertimento. Aprite o la buttiamo giù”
La recluta Francesco Lupini rimase fermò, cercando di capire chi fosse quella donna e perché lui era li.

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Esperimento social(e) 2 – Lupini e la croce sul ventre

 

Voglio scrivere una storia social(e).
Ogni 24 ore scriverò un capitolo di un racconto, se arriverò ad un tot di commenti o condivisioni, scriverò il capitolo successivo, altrimenti ricomincerò con una nuova storia.
Sta a voi scegliere se volete sapere come va avanti o no.

CAPITOLO 1

Si guardò allo specchio.
I capelli erano spettinati, il volto stanco ma sorridente.
Nel riflesso, la stanza era ancora più in disordine del normale.
I vestiti erano sparsi per il pavimento, gettati alla rinfusa nell’enfasi del momento.
E le gambe di lei facevano capolino da sotto le lenzuola.
“Mmmm… Che guardi?”
“Te. Sei bellissima.”
Si rigirò nel letto, sorridendo.
La recluta Francesco Lupini prese la camicia e iniziò a vestirsi.
“Piccola, io vado. Ci sentiamo dopo.”
Leandra mugugnò qualcosa e nascose la testa sotto il cuscino.
Erano passati 6 mesi da quando si trovava in Molise e quella vita iniziava a piacergli.

Elena Sofia Antonelli stava facendo il suo allenamento quotidiano.
Ogni giorno lo stesso abbigliamento.
Cuffie nelle orecchie, Foo Fighters a scandire la corsa e fascetta al polso per asciugare il sudore.
Ogni giorno lo stesso percorso.
Ogni giorno lo stesso tempo.
Ma non oggi.
La lama entrò talmente veloce da non lasciare scampo.
Solo gli occhi di Elena Sofia Antonelli si spalancarono, ma più per lo stupore che per il dolore.
E cadendo a terra riuscì solo a pensare che non avrebbe mai più battuto il suo record personale.

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