Esperimento social(e) 5

Voglio fare un esperimento.
Voglio scrivere una storia social(e).
Ogni 24 ore scriverò un capitolo di un racconto, se arriverò ad un tot di commenti o condivisioni, scriverò il capitolo successivo, altrimenti ricomincerò con una nuova storia.
Sta a voi scegliere se volete sapere come va avanti o no.

CAPITOLO 1

Da fondo palco si sente Paolo parlare al telefono. Mentre parla si avvicina al palco.

Paolo – sull’annuncio c’è scritto: ottimo mini appartamento abitabile cantina. Che vuol dire: dov’è la virgola? Non c’è virgola, c’è scritto solo: ottimo mini appartamento abitabile cantina. Credo che abitabile stia per la cantina, non che l’appartamento è abitabile come se fosse una cantina…. Non lo so, ora guardo e ti faccio sapere, poi per quello che costa. Ti chiamo dopo che sono arrivato, ciao.

Entra un Signore sul proscenio a sipario chiuso.

Signore – salve, lei è Paolo?

P – si, e lei è il proprietario dell’appartamento?

S – Mini appartamento

P – mini…

S – ma venga, le faccio vedere il resto

P – come il resto, non siamo ancora entrati

S – si, ma già si respira di più rispetto a dove vive lei, no? Non sente che aria?

P – veramente lei non sa dove abito.

S – ma so dove abiterà: qui!

Si apre il sipario e si accendono le luci. La casa è semi distrutta, c’è un quadro al contrario, un divano con un copri divano logoro, delle sedie accatastate e un tavolino senza una zampa.

P – ok, questa è la cantina, giusto?

S – ahahah, sta scherzando, vero? Questo è il mini appartamento

P – No, scherza lei. Sull’annuncio c’è scritto abitabile

S – è un condizionale

P – che?

S – abitabile. Sarebbe abitabile se venisse ristrutturato! Ma per quello c’è lei, no? Un ragazzo così giovane e forte, di che altro ha bisogno!

P – di una casa seria, per esempio.

S – in tempo di crisi, ogni buco è trincea. Dia retta a me, giovanotto, non si faccia sfuggire questa occasione. E sotto c’è anche una splendida cantina, dove può tenere i suoi vini più pregiati.

P – la difficoltà in questo momento è trovare un tetto dove dormire, poi al vino ci penseremo.

S – bravo, questo è lo spirito giusto. Per questo le propongo questo tetto: resistente, solido, eternit, colorato…

P – Come scusi?

S – cosa?

P – cosa ha detto all’inizio?

S – salve, lei è Paolo?

P – non così all’inizio. Intendevo dire del tetto

S – dicevo che è un tetto resistente, solido, colorato..

P – prima ha detto eternit

S – eternit..à. Un tetto è per l’eternità. Ma non fermiamoci a questi dettagli, parliamo di costi.

P – ecco, parliamo di costi

S – quanto sarebbe disposto a pagare per questo gioiello?

P – dovrebbe darmi lei dei soldi per venire qui.

S – ahahah. Lei è veramente spiritoso. Ed è per questo che voglio venirle in contro. Facciamo 2000 e non se ne parla più

P – 2000 che?

S – euro

P – all’anno?

S – facciamo 1500?

P – no

S – 1300?

P – mmmm

S – ok, facciamo 1000 e non se ne parla più

P – ok, facciamo 600 e non ci parleremo più.

S – ottimo! Lei ha appena firmato un affare!

P – a me sembra una sola, ma farò finta di niente.

S – questo è il contrattino, ci vediamo nel fine settimana per il pagamento.

S esce

P prende il telefono e chiama A

P – pronto? Andrea? Si, è fatta. È perfetta. Va solo un po’ aggiustata. È un mini appartamento. Abitabile…. Ecco…. Su quello forse c’è un problemino. 600.

P stacca il telefono dall’orecchio e si sentono urla dall’apparecchio.

P – troveremo qualcuno, calmo. Non disperiamo. Altrimenti…. Ci sarebbe…. Senti, o ti fai andare bene Luca o tiri fuori 300 euro! (pausa) Ecco, lo vedi che spontaneamente si trova sempre un accordo. Bene, ora lo chiamo e ci incontriamo qui nell’appartamento… mini.

CAPITOLO 2

Buio

Luce, P cerca di sistemare. Bussano alla porta che cede in scena. Entra A.

A – partiamo benissimo!

P – lascia stare i dettagli, guarda tutto nell’insieme.

A – incredibilmente riesco a guardare tutto l’insieme senza neanche girare la testa!

P – questo perché è un open space

A – è uno sgabuzzino

P – confortevole

A – è da ristrutturare

P – ma funzionale

A – fa cagare

P – fa cagare… lo so. ma non ci possiamo permettere di più. Sarà come Friends!

A – Come sei anni 90!

P – Senti, sto cercando di finire l’università e più di questo non posso permettermi. Tu non hai neanche un contratto di lavoro!

A – sto cercando.

P – approposito, che ti hanno detto al pub?

A – che cercano un apprendista stagista con esperienza!

P – classico

A – a che ora arriva l’amico tuo?

L da fuori

L – heila!

A – Che fa, aspettava la battuta per entrare?

L – c’è qualcuno in casa?

A – c’è qualcuno, ma non c’è la casa

P – smettila! Avanti, è aperto

L – Vedo che è aperto. problemi con le porte?

A – Paolo è claustrofobico.

L – Ah, non lo sapevo.

P – Luca, ti ricordi di Andrea?

A – Come dimenticarsi… ci siamo visti alla festa di Patrizio l’anno scorso.

L – Mmmm.. devi scusarmi, ma io con le facce ho problemi di memoria.

A – Mi hai raccontato tutta la tua relazione finita nei primi 10 minuti, dopo averti detto solo il mio nome.

L – Forse ricordo. Sai, in quel periodo non stavo troppo bene. Ero appena uscito dalla fase depressione con la mia ragazza che..

P – Luca, ti prego. Avremo tempo per parlare. Intanto guardati intorno e dimmi che ne pensi.

L – hai ragione, scusa, ma sono fatto così. Comunque, portami a vedere questa magione.

A – è QUESTA la magione!

L – ah…

P – Che ne dici?

L – Io ci vedo del potenziale.

P – (Rivolto a A) Hai visto? Che ti dicevo?

A – Che è matto!

L – Dicevi che sono matto?

P – Ma no, saresti matto se non prendessi questa occasione.

L – Mi piace veramente tanto, e poi fa molto friends.

P – Lo vedi? E’ l’uomo giusto!

A – E’ proprio amico tuo… e che lavoro fai tu?

L – Sono astergente di primo livello presso una nota catena di ristorazione.

P – Che fai?

L – (serio) Il lavapiatti!

A – Ah, ora si dice astergente di primo livello?

L – Si, come per gli operatori ecologici, anche noi lavapiatti vogliamo il nostro rispetto nella società.

P – Mi sembra giusto.

A – Comunque, sono 200 euro a testa al mese. Ci stai?

L – Mmmm…. Ok, mi avete convinto. Basterà mettere un po’ a posto e questa casa diventerà perfetta!

P – Ottimo, quindi è fatta. Quando vuoi puoi portare qui le tue cose.

L – Si.

Esce e rientra con una valigia

L – Ecco le mie cose.

A – Ma ti eri già portato la valigia da casa?

L – In realtà non ho più una casa, mi hanno sfrattato e giro da una settimana con questa valigia. Ma ora ho trovato finalmente una casa e degli amici.

A – Ora non esageriamo.

P – Vedrai che ti troverai bene qui.

A – Datemi una mano a sistemare almeno questi libri, così sembra una casa seria.

 

CAPITOLO 3

 

L prende dei libri e li sistema. Poi si ferma a leggere i titoli.

L – Ma sono tutti gialli di Agatha Christie!

A – Qualche problema?

L – No, anche io sono appassionato di gialli. Ma diciamo, più attuali.

A – In che senso?

P – Lui è amante delle serie alla CSI

L – Si, dove tutto è calcolato al millimetro, ma anche facendo così, la polizia scopre sempre l’assassino.

P – Mentre io preferisco un bel thriller alla Dexter, serial killer di professione, uccide e fa a pezzi il corpo. Poi lo getta nella baia e via.

A – Ma volete mettere il genio di Agatha o di Sherlock Holmes? Erano dei cecchini, non c’era caso che non potevano risolvere.

P – Tutti i casi si possono risolvere.

L – Non è vero.

A – Non esiste il delitto perfetto.

L – Come no?

P – No, ci hanno provato tutti, ma nessuno c’è mai riuscito.

A – Persino Hitchcock ci ha provato, ma niente!

L – Io dico che si può fare. Con tutte le conoscenze che abbiamo oggi, con tutte le serie tv e i libri di genere, uno può stare attento praticamente a tutto. E farla franca.

A – Ma smettila. E poi quanto dovrebbero darti per uccidere un uomo?

L – Di questi tempi, vengo via con poco.

Ridono un po’ forzatamente. Poi cala il silenzio.

L – Ah, ma sapete chi verrà a fare un reading al ristorante dove lavoro?

Silenzio. A e P guardano L.

A – Aho!

L – Eh, aspettavo un cenno di interesse.

P – Ok, (cantilenando) chi verrà a fare un reading al ristorante dove lavori?

L – Andrea Lucrezi
P – Ma chi, il giallista?! Quello che ha scritto la saga della recluta Francesco Lupini
A – O mio dio!

L – Si, potete venire al ristorante e parlare direttamente con lui.

A – E con quali soldi? Io a malapena riesco a tirare fuori questi 200 euro per casa.

P – Uguale per me

L – Che problema c’è? (tira fuori dalla borsa due camici da cuochi) farete i lavapiatti con me. Magari tirate su anche qualche soldo!

P – Per Lucrezi questo e altro! Io ci sto.

A – A malincuore devo dire che hai avuto una bella idea. Vengo anche io.

Escono. Buio.

 

CAPITOLO 4

Luce.

Rientrano A e P distrutti e vestiti da cuochi, completamente sporchi di sugo. L li segue subito dopo.

A – Accidenti a te e alle tue meravigliose idee

L – Era l’unico modo per stare li questa sera.

P – E quanto ti pagano per questo unico modo?

L – 8 euro l’ora.

A – Tu sei pazzo!

P – Mettiti a fare rapine, rapisci un miliardario, fai qualunque cosa, ma non puoi spaccarti la schiena per 8 euro l’ora!

L – Questo passa il convento. Comunque ci siamo divertiti, no?

P – L’unica cosa è aver visto da quasi vicino Lucrezi

A – Anche se non abbiamo sentito praticamente niente, rinchiusi a Guantanamo!

L – Però guardate qui: (tira fuori un tovagliolo sgualcito) tadaa!

P – Che cos’è?

L – E’ il suo indirizzo di casa! Alla fine della cena gli ho detto che siamo tre amici appassionati dei suoi scritti e gli ho chiesto un appuntamento. E lui addirittura mi ha detto: venitemi a trovare, ho sempre tempo per due chiacchiere con i giovani!

P – Questo vuol dire solo una cosa!

A – Che Lucrezi è gay!

P – Ma che dici?! Questo vuol dire che Lucrezi crede nei giovani e che vuole insegnarci quello che sa!

A – Mah…

P guarda meglio il tovagliolo dove c’è l’indirizzo.

P – Ma perché c’è del rossetto su questo tovagliolo.

A – Lo vedi che è gay!!

L – Non lo so. ma che importa, andiamo?

P – Aspetta, che ci nascondi?

L – Niente, perché?

A – Dove hai preso questo indirizzo?

L – Me lo ha dato Lucrezi

P – Non è vero, confessa!

L – E va bene, non lo ha dato direttamente a me. Vi ricordate quella ragazza vicino al tavolo di Lucrezi con il vestito rosso?

P – La biondina?

L – Si. Lucrezi ha scritto l’indirizzo per lei. Poi io sono entrato e con la scusa di portare via i piatti, ho portato via anche l’indirizzo!

A – Quindi non è gay!

P – Ma la pianti? Allora non possiamo incontrarlo.

L – Perché no? L’indirizzo è esatto.

A – Solo che non siamo stati invitati

L – Non direttamente. Ma possiamo passare li per caso.

P – In che senso?

L – Possiamo far finta di cercare una persona. Suoniamo e diciamo di aver sbagliato casa. Con la scusa diciamo: oh, ma lei è il grande Lucrezi! Guardi, ho qui il suo libro, può firmarmelo? E da cosa nasce cosa….

A – Non mi sembra una grande idea.

L – A me si.

P – Dai, tanto ne abbiamo fatte di cose stupide per oggi.

Escono.

Buio

 

CAPITOLO 5

Interno, casa dello scrittore. Si sente il suono di un vinile incantato e la camera è in penombra.

Da fuori si sente frenare una macchina, inserire la marcia indietro e un rumore di metallo che sbatte.

v.f.c. L – Accidenti!

v.f.c. P – Sicuro di avere la patente?

v.f.c. L – Ma si, è che non ho visto il palo

v.f.c. A – Non hai visto il palo della luce? È un palo enorme, e in più è l’unico punto luce su questa strada

v.f.c. L – Ok, ormai il danno è fatto. Intanto scendete e andate dentro, io parcheggio meglio.

Si sente il rumore di una portiera che si apre e si chiude.

Suonano alla porta, ma nessuno risponde.

Rumore di porta che si apre

Entrano A e P

A – c’è nessuno?

P – La porta è aperta, possiamo entrare?

A – Forse è uscito

P – Con la porta aperta?

A – Oppure…

Mentre parla A inciampa su qualcosa.

A – Ma che è?

P – E’ il professore!

A – Scusi professore, la porta era aperta e siamo entrati…

P si avvicina al professore.

P – Ma questo è morto!

A – Aaaahhhh…

P – Shhhhh

A – (urla sottovoce) che vuol dire morto?

P – quando non vivi, generalmente muori!

A – E come è morto?

P – E che ne so!

A – Oddio, ci sono le mie impronte sul corpo!

Entra L

L – Non capisco se quelle sono strisce bianche o strisce blu.

Mentre parla L inciampa sul professore

L – Aaaaaahhh

P e A – Shhhhh

L – (urla sottovoce) aaaaaaahhh!!! Lo avete ucciso?

A – Ma sei scemo?

P – Lo abbiamo trovato così!

L – E ora?

P chiude le tende e rimette la puntina del vinile dall’inizio.

A – questo ci darà un po’ di tempo per pensare.

P – Pensare a che?

A – Pensare a cosa dobbiamo fare.

P – E’ facile, dobbiamo chiamare la polizia

A – La fai facile, e come gli spieghiamo che lo abbiamo trovato qui morto?

P – Ma non abbiamo fatto niente noi, siamo entrati ed era già così.

L – Ma ci sono le nostre impronte digitali sopra.

P – Ma smettetela, vedete troppe serie poliziesche…. E poi ci sono le vostre impronte, mica le mie!

L e A si avventano su P e lo buttano contro il professore.

A – Ecco, ora ci siamo tutti e tre in mezzo!

L – Io non ho fatto niente, sono entrato e c’eravate voi due con il professore morto. Io non c’entro niente.

A – Era già morto.

L – E’ quello che dicono tutti.

P – Smettetela, dobbiamo fare qualcosa.

L dondola sul posto con le mani in testa.

P – che hai?

L – Se mi torturano, io faccio i nomi di tutti.

P – Ma tutti chi?

L – Tutti, dico che avete fatto tutto voi. Non voglio essere torturato.

P – Ma perché dovrebbero torturarti?

L – Non hai visto mai NewYork Police Dept? Li fanno parlare a forza di calci e pugni. E io dirò tutto!

A – A parte che dopo la convenzione di Ginevra la tortura non è consentita

L – Forse a Ginevra! Qui non lo so.

P – Stiamo calmi! L’unica cosa da fare è far sparire il corpo. Niente morto, niente omicidio. O almeno questo è quello che dicono sempre su CSI!

L – Ottima idea! Lo prendiamo e lo nascondiamo in un posto sicuro.

A – Si, lo teniamo in frigo. Dobbiamo seppellirlo.

P – O gettarlo dalla baia come fa Dexter.

A – La famosa baia di Roma. Dove la troviamo una baia?

L – La baia non c’è, ma c’è il tevere. Quello si mangia tutto.

P – Giusto!

A – Ok, ma allora lo stiamo per fare sul serio

P – Sul serio.

L – Sul serio. Controlliamo se c’è qualcosa per trasportarlo.

Cercano in casa e trovano un copri tavola da surf nero.

P – Questo è perfetto!

A – Bravo, mettiamolo dentro.

Chiudono il professore dentro la sacca e la trascinano verso l’uscita. Facendo questo, passano dietro ad un divano dove c’è un’altra sacca, con solo dei pesi dentro. Faranno a cambio senza farsi vedere dal pubblico. Appena attuato lo scambio, tireranno su la sacca con qualche difficoltà. L farà inavvertitamente scivolare il sacco e sarà visibilmente preoccupato, quasi girandosi verso il pubblico.

L – Tutto bene?

A (come improvvisando) – E’ morto.

L – Ora si.

Lo rialzano adagio, cercando di non farlo sbattere in giro e scendono dal palco, con il sipario che si chiude e le luci che li seguono. L e A porteranno il sacco uno per la testa e uno per i piedi.

P – Oddio, mi è caduto il cellulare in casa

L – E corri indietro a prenderlo

Mentre P si sta per girare, si sente il suono della macchina della polizia

A – La polizia, merda scappiamo!

A e L lasciano cadere pesantemente il morto, scappano e poi tornano indietro per prenderlo di nuovo, continuando ad inciampare sopra al sacco.

Buio.

CAPITOLO 6

Luce

I tre sono in macchina, davanti A e P e dietro L.

L – E’ la fine. È la fine.

A – Smettila.

P – Si, ma ora che facciamo?

A – Sto ragionando sul da fare.

L – Che c’è da ragionare? Torniamo indietro, la polizia non sarà stata mica per noi.

A – Che ne sai? Magari è morto da un po’.

P – Io ho il cellulare li, devo tornare a prenderlo.

A – Quello è l’ultimo dei problemi.

L – E quale sarebbe il primo?

P – Tipo nascondere il morto?

A – Sparire. Farlo sparire.

L – Ma come?

A – Abbiamo detto di buttarlo al tevere?

P – Si, ma è sabato sera, dove lo troviamo un punto del tevere vuoto?

Buio

Luce

A – Qui mi sembra un posto adatto

P – E ti credo, siamo arrivati a Orte

Si fermano

L – Io non lo tocco.

A – Scendi, forza.

Scendono dalla macchina e prendono il sacco.

P – E se risale la corrente?

A – Ma che è un salmone?

L – Potrebbero trovarlo a ostia.

A – Per quando arriverà al mare sarà irriconoscibile.

P – Comunque, riempiamolo di sassi, cadrà a picco sul fondale della baia.

L – E daje co sta baia.

A – Facciamo come dice, sempre meglio di niente.

Tirano fuori il sacco nero dalla macchina e lo buttano fuori scena.

P – E per il cellulare che facciamo?

A – Dobbiamo andarlo a ripredere.

L – Siete impazziti? Ormai abbiamo fatto tutto, dobbiamo solo far finta di niente.

P – Finta di niente cosa? C’è il mio cellulare li, mi arresteranno subito.

L – Problema tuo.

P – E io faccio il tuo nome per primo.

L – Perchè il mio?

P – Perchè non vuoi aiutarmi.

L – Uffa

A – Smettetela. Domani andremo li e faremo finta di essere dei fan, con la scusa proveremo ad entrare e cercheremo il cellulare.

P – Mi sembra una cazzata

A – Hai altre idee?

P – No.

Buio

Luce su una donna che parla al telefono.

Donna – Si?

Voce fuori campo – E’ tutto pronto, stanotte vado e faccio il lavoro.

D – Bravo

Vfc – Il compenso?

D – Domani avrete tutto.

Vfc – Non ci siamo mai visti, come mi riconoscerete?

D – Passate da me domani, fingetevi un appassionato, io sarò distrutta dal dolore e vi darò una copia del suo ultimo libro. Dentro ci sarà il pattuito.

Vfc – Perfetto.

Buio

Luce sulla casa dello scrittore.

Dentro ci sono poliziotti che stanno facendo i rilevamenti.

Un commissario sta parlando con una donna.

La donna si gira ed è la stessa che era al telefono prima.

Commissario – Signora, mi dispiace, ma devo farle qualche domanda.

Donna (disperata) – Capisco, ma sono distrutta dal dolore.

C – Farò in fretta. Vostro marito aveva dei nemici?

D – Oh no. Non che io sappia. Era un uomo tanto gentile. Una persona eccezionale.

C – E aveva per caso ricevuto minacce?

D – Lui era un giallista molto famoso, in tanti gli avevano scritto minacce in rima o con enigmi, ma erano più ragazzi che volevano giocare con lui, non vere e proprie accuse.

C – E voi in che rapporti eravate?

D – Splendidi. Eravamo tanto innamorati. O dio, come sono distrutta, mi scusi.

Suonano alla porta

D – Chi sarà?

Apre, entrano i ragazzi.

P – Salve signora, sono un appassionato giallista, vorrei sapere se il dottor Lucrezi è in casa.

D scoppia a piangere in maniera palesemente esagerata

D – Ah, mio dio. Proprio ora. Mio marito purtroppo è morto… ahhh….

D prende sotto braccio P.

D – Ma venite, mio marito ha sempre amato i giovani. Avrebbe voluto lasciarvi questo libro, il suo ultimo lavoro.

P – Ma no, signora, veramente non posso accettare..

D – Ma si, dovete accettare.

P – No, insisto veramente.

D – E prendete sto libro!

P prende il libro con una faccia stupita

D – Ecco. Bravo.

P si gira vede il cellulare vicino alla poltrona, un poliziotto si sta avvicinando.

P – Ahhh… che dolore che mi fa questa perdita

D – Eh, a chi lo dice.

P – Sono talmente addolorato che vorrei andare in bagno.

D – Ma non mi sembra il caso.

P – Lo so, ma quando sento notizie così tristi devo correre in bagno.

D – Veramente…

P – Tanto sarà in fondo a destra?

Si avvicina alla poltrona.

P – Oppure di la?

Si inchina per raccogliere il cellulare

P – Ma no, alla fine certe cose si fanno bene solo a casa propria, no?

P fa per uscire. D lo ferma.

D – Ma sei scemo? Che stai facendo?

P – Cercavo solo un bagno

D – (sottovoce) Piantala. Sul libro c’è scritto anche il mio numero. Ho bisogno ancora di te, chiamami quando sei da solo. (a voce alta) Ora vai ragazzo, buona giornata.

P (spiazzato) – Grazie signora.

P esce.

L – Beh?

A – Ce l’hai fatta?

P – L’ho preso.

A – E non sei contento?

P – Si, e ho preso anche questo.

L – Hai rubato un libro?

P – Me lo ha dato la moglie di Lucrezi.

L apre il libro.

L – Ma questo libro è finto.

A – Come?

L – Guardate che c’è dentro.

L tira fuori due fasci di banconote.

P – Sarà un milione di euro

A – Che ne sai?

P – Nei film è sempre così.

L – E ora?

A – Ora chiudi il libro e andiamo a casa, poi ci pensiamo. Andiamo via da qui.

Buio

 

CAPITOLO 7

Luce sulla casa dello scrittore.

La moglie è ancora disperata, il commissario sta per finire le indagini.

Entra un uomo alto con una lunga giacca di pelle.

Si guarda sospetto in giro.

Uomo – Salve signora, sono un appassionato giallista.

Commissario – Ma tutti oggi?

Donna – Che volete?

Uomo – Sono un “appassionato giallista” (sottolinea le ultime due parole)

Donna – Mi dispiace, mio marito è morto, non ho niente da darle.

Uomo – No, forse non ha capito. Sono un A-P-P-A-S-S-I-O-N-A-T-O G-I-A-L-L-I-S-T-A.

Donna – H-O C-A-P-I-T-O. Tenga un libro di mio marito, ora se ne vada.

Commissario – Signora, c’è qualche problema?

Donna – No, l’ennesimo fan di mio marito, che scocciatura.

L’uomo si allontana, apre il libro e non trova niente dentro.

Da fuori scena si sente:

vfc L – Guardate che c’è dentro.

Vfc P – Sarà un milione di euro

vfc A – Che ne sai?

Vfc P – Nei film è sempre così.

Vfc L – E ora?

Vfc A – Ora chiudi il libro e andiamo a casa, poi ci pensiamo. Andiamo via da qui.

L’uomo guarda il suo libro, lo chiude e lo butta a terra, uscendo di corsa.

Buio

Luce

In macchina. P ha in mano il libro con i soldi, A è seduto al volante e L è dietro che si agita nervosamente.

L – Lo sapevo che stavamo facendo una cazzata, lo sapevo.

A – Smettila e stai fermo, mi fai venire il mal di mare.

L – Voglio muovermi finchè posso, poi in carcere in quei due metri quadrati voglio vedere come faremo a camminare.

P – Nessuno andrà in carcere, non abbiamo fatto niente.

L – Violazione di proprietà privata. Occultamento di cadavere. Concorso in omicidio.

P – Ok, visto così qualcosa abbiamo fatto.

A – Chiamiamola.

P – Chi?

A – La moglie. Ha detto che c’è il numero sopra al libro? Chiamiamola e spieghiamole tutto.

P – Che le diciamo? Salve, sappiamo che lei voleva uccidere suo marito, ma non siamo stati noi, ecco i soldi, noi ce ne andiamo, arrivederci.

L – Ci farà uccidere dall’altro sicario.

A prende il telefono e compone il numero

A – Intanto contattiamola.

Risponde una voce femminile

Donna – Si?

A – Salve signora, siamo… i tre ragazzi di oggi… quelli del libro.

Donna – Ah, si un secondo… (pausa) ma siete impazziti? Qui c’è ancora la polizia. Che volete?

A – Ecco, volevamo dirle che la ringraziamo del libro.

Donna – Anche educati.

A – Ma che non possiamo accettare.

Donna – Cos’è? Uno scherzo? ah.. ho capito. È troppo poco. Va bene, facciamo così, tra mezz’ora venite qui a casa mia, ho un altro lavoro per voi.

Chiude la conversazione.

L – Allora? Siamo liberi?

A – Vuole vederci tra mezz’ora da lei.

L – Così le ridiamo il libro?

A – Veramente vuole darci un altro lavoro.

 

CAPITOLO 8

Buio

Luce sul commissario che parla al telefono fuori dalla porta di casa dello scrittore Lucrezi.

Commissario – Allora? Novità?

Dall’altra parte del telefono – Commissario, purtroppo niente. Il dottor Lucrezi era uno scrittore molto conosciuto. Non sappiamo cosa sia successo. L’unico elemento veniva dalla telecamera di sicurezza sul lampione davanti casa del dottore.

Commissario – E si vede qualcosa?

Dall’altra parte del telefono – Purtroppo no, hanno buttato giù il palo con la macchina per spostare la telecamera. Questi sono dei professionisti commissario.

Commissario – Perchè dici questi?

Dall’altra parte del telefono – Perchè le voci che si sentono sono di almeno 3 persone.

Commissario – E del corpo si sa niente?

Dall’altra parte del telefono – No commissario, lo stiamo cercando ma ancora niente. E se fosse solo andato via?

Commissario – Ci ho pensato, ma la moglie continua a dire che il marito è morto. Non capisco.

Buio

Luce a casa dello scrittore Lucrezi.

La moglie è vestita in maniera molto seducente, ha in mano un bicchiere e lo sorseggia piano.

Bussano alla porta.

Va ad aprire e fa entrare i tre ragazzi.

Maria – Io sono Maria Lucrezi, la povera vedova Lucrezi. Quindi voi siete gli spietati killer.

L – Ecco, proprio di questo volevamo parlare.

Maria – Cos’è, il compenso non era quello pattutito?

A – Ma no, si figuri, anzi.

Maria – Capisco, siete degli ossi duri. Me lo avevano detto. Ma non mi avevano detto che eravate così carini.

Maria si avvicina a P, visibilmente imbarazzato.

P – Che fa?

Maria – Niente, ma ora sono tanto triste per la morte del mio povero marito. Approposito, come è morto?

A – Veramente.

Maria – No, non ditemelo. Meno so meno posso parlare. Bravi.

L – Senta, dobbiamo dirle questa cosa.

Maria – Volete da bere?

P – Volentieri

Maria – Arrivo subito.

Maria esce.

A – Ma che fai?

P – Pare brutto rifiutare

L – E mo ti metti a fare il killer di maniera.

P – Io non sono un killer.

L – Eh, ma se non glielo diciamo qui finisce ancora peggio.

Maria – Eccomi qui. Prendete da bere.

Da un bicchiere ad ognuno.

Maria – E questo è per voi.

Consegna a P una busta voluminosa.

P la apre, tira fuori una foto e dei fasci di banconote.

L tenta di richiudere subito la busta.

P (guardando la foto) – Chi è?

L – Ma fatti i fatti tuoi! Signora, non possiamo accettare.

Maria – Ascoltate almeno la mia richiesta. Quest uomo che vedete in foto è un rude, un porco, un sadico.

Maria si avvicina a P.

P – Addirittura?

Maria – Si, ha sfruttato il mio corpo, si è preso gioco di me e ora vuole mettere le mani sul mio tesoro.

Maria prende la mano di P e la mette sul suo seno.

P – Eh no!

Maria – Capite? Ora che mio marito non c’è vuole avere tutta la sua eredità.

A – Signora, ma chi sarebbe?

Maria – E’ il fratello di mio marito!

L – Che trama intricata.

Maria – Vuole farmi del male, vero che farete questo lavoretto facile facile per voi?

L – No, basta, io rinu…

P – Certamente.

A – Cosa?

L – Cosa?

P – Ci può scusare un attimo?

I tre si appartano da un angolo della stanza.

P – Ma non vedete come sta soffrendo? Ha paura. Come possiamo lasciare una donna così indifesa da sola?

L – Veramente la donna indifesa ha pagato per uccidere il marito e ora vuol far fuori anche il fratello.

A – Quando si dice farsi una famiglia.

P – Lei ha qualcosa dentro, una tristezza che voi non riuscite a capire.

A – La capiamo, la capiamo.

L – Ma io non ucciderò nessuno.

P – Hai visto quanti soldi ci sono li dentro?

A – In effetti è quasi il doppio dell’altra busta.

Maria – E questo è solo l’acconto!

P – Capito?

A – Ma perchè ci siamo appartati se tanto ci sente lo stesso?

L – In effetti con tutti questi soldi….

P – Poi ognuno per la sua strada. Non ci vedremo più.

A – Una vita nuova.

L – Diversa.

P – Donne.

L – Case.

A – Macchine.

(pausa)

Maria – Allora?

P – Dove troviamo quest uomo?

Maria – Sapevo che eravate perfetti.

Maria da un bacio a P e scrive su un foglio.

Maria – Questo è l’indirizzo, dentro trovate tutti i vari dettagli. Fatemi sapere. Ma fate presto. Ora andate, è tardi e sono tanto stanca.

P – Ci vediamo presto?

Maria – (leggermente scocciata) Si, si… andate ora, su.

Escono.

Buio.

 

CAPITOLO 9

Luce.

Casa dei tre.

L – Ma voi siete completamente pazzi.

P – Si, ma guarda quanti soldi.

A – In effetti.

L – Si, ma come lo uccidiamo?

A – In effetti.

P – Ne abbiamo già ucciso uno.

L – Veramente lo abbiamo trovato morto. E non sappiamo neanche come.

A – In effetti.

P (rivolto a A) – La smetti?

L – Poi io ho paura del sangue. Svengo come lo vedo. Quindi niente coltelli.

P – Io non sopporto gli aghi e le siringhe. Quindi non posso fare come Dexter che lo addormento col sonnifero sul collo.

A – Proviamo con il veleno.

L – E che facciamo? Ci travestiamo da vecchietta con la mela avvelenata e bussiamo a casa?

A – In effetti.

P – Io ho una idea, facciamo così. Aspettatemi, vado dai miei a prendere una cosa.

P esce.

Buio.

Luce.

P entra con un sacchetto in mano.

P – guardate cosa ho trovato

P tira fuori dalla tasca una pistola

A – e questa da dove l’hai presa?

L – ma soprattutto che roba è?

P – che vuoi che sia, è una pistola

L – aaaaaah

P e A – shhhhh!!!

A – ma quale pistola. Questo è un reperto della guerra mondiale, l’hai rubato in un museo?

P – era di mio nonno, faceva il partigiano (con sguardo fiero)

A – ma se faceva il contadino e non si è mai mosso dal Molise!

L – i famosi partigiani di macchia di Isernia

P – va beh, era partigiano a modo suo… comunque, l’importante è che avesse questa

A – ma è carica?

P – ho qui tutto l’occorrente (tira fuori un sacchetto con della polvere da sparo e dei piombini)

L – ah, è una semi automatica!

P – spiritoso. Aiutatemi piuttosto.

Caricano la pistola.

L – e ora?

P – proviamola

A – ma ha un silenziatore? Qualcosa?

P – Questa casa cade a pezzi, siamo isolati dal mondo, chi vuoi che ci senta?

L – si, ma è sempre casa nostra.

P si allontana mentre gli altri parlano

P – fatto

A – cosa?

P – l’obiettivo è piazzato

L – quale obiettivo?

P – laggiù, ho messo una vecchia bottiglia di vetro, come fanno nei film americani per allenarsi.

L – a parte il fatto che quella vecchia bottiglia di vetro è un l’unica bottigli di vino buono che ho, lo tengo per le grandi occasioni.

A e P – eeee…

L – eee il cazzo… vale più della vostra istruzione (sostituisce la bottiglia con una lattina di coca-cola).. ecco, ora possiamo provare

Pausa, mentre si guardano

L – beh?

A – chi va?

P – io ho trovato la pistola

L – io ho messo la lattina

A – e io ho portato me stesso… che vuol dire?

P – dai su, basta. Facciamolo

Pausa, mentre si guardano

L – oooo… fatela finita!

Prende la pistola e spara. Il colpo è così forte che lui cade per terra, mentre partono gli allarmi delle macchine in strada e si sente la sirena della polizia. Tutti corrono e escono, mentre L resta a terra ancora scosso dal colpo di pistola.

Buio.

Luce, in casa.

L ha un panno sulla testa, è sdraiato, A è seduto sulla sedia e L passeggia nervosamente.

P – ma che vi è venuto in testa!

A – a noi? Ma sei tu che hai trovato la pistola

P – shhh… parla piano, vuoi farci sentire da tutto il vicinato?

A – come se non ci avesse sentito nessuno! Non era una pistola, era un bazooka. Tuo nonno che ci faceva, sradicava i muri delle case degli altri?

P – ma non lo so, era inutilizzata da anni, forse c’era troppa polvere

A (rivolto a L) – come ti senti?

L non risponde

A – oh, come ti senti? Ci sei?

P – ma non è che è morto lui?

A prova a scuoterlo

L – che è?! Che succede?!

P – pensavamo fossi morto

L – eh?

P – pensavamo fossi morto!!!

L – perché muovete le labbra e non parlate?

A – oh.. giusto il sordo ci mancava, e ora abbiamo tutti gli elementi per una barzelletta.

L – una bella tetta?

P – senti, posso sopportare tutto, ma un vecchio sketch come questo no, ti prego!

L – c’è diego?

P (rivolto a A) – dammi la pistola! Lo faccio fuori come con i cavalli zoppi!

A – dai, c’è da risolvere questa situazione e in fretta.

L – barletta!

P corre per prendere la pistola, A lo ferma

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