Esperimento social(e) 4 – Pull a Pig

Voglio fare un esperimento.
Voglio scrivere una storia social(e).
Ogni 24 ore scriverò un capitolo di un racconto, se arriverò ad un tot di commenti o condivisioni, scriverò il capitolo successivo, altrimenti ricomincerò con una nuova storia.
Sta a voi scegliere se volete sapere come va avanti o no

CAPITOLO 1

Caro diario,
Oggi è il primo giorno alla nuova scuola.
Compagni nuovi, posto nuovo, amici nuovi.
È la terza scuola dall’inizio dell’anno, ma papà si sposta per lavoro e noi dobbiamo seguirlo.
Ho lasciato Manuel nella vecchia scuola, ci siamo scambiati gli indirizzi e mi ha detto che mi scriverà.
Mi piaceva Manuel.
Chissà se ci sarà qualcuno di interessante oggi.

Caro diario,
Mi sono seduta al secondo banco e accanto a me si è seduta una ragazza molto bella.
Si chiama Dalila.
Sembra simpatica, ha provato a spiegarmi un po’ come funziona la scuola, poi a ricreazione mi ha dato un pezzo del suo panino perché lo avevo dimenticato a casa.
Mi piace.

Caro diario,
Mentre aspettavo l’autobus due ragazze più grandi mi hanno avvicinata e una delle due mi ha tirato forte i capelli mentre l’altra prendeva a calci il mio zaino.
Quella che mi teneva i capelli mi ha guardata in faccia e mi ha detto: benvenuta all’inferno.
E poi ridendo se ne sono andate.
Ho avuto tanta paura ma non lo dirò a mamma, non voglio farla preoccupare

Oggi è stata una giornata complicata, spero domani sia più semplice.
Buonanotte caro diario.
tua Simo.

CAPITOLO 2

CORPO DI POLIZIA LOCALE
CASERMA “FAUSTO GIOVANNETTI”

Oggetto: verbale di denuncia sporta da….

— Ippolito Casetti, nato a Palmi il xxx xxx e padre di Simona Casetti, nata a Palmi il xxx xxx

Contro:
Ignoti.

Il 30.11.2016, in Roma presso gli uffici del comando in intestazione, alle ore 14.23, avanti ai sottoscritti Ufficiali Alberto di Matteo e Ugo Pimetti, sono presenti il signor Ippolito Casetti e figlia, in oggetto generalizzati, i quali intendono sporgere denuncia ad ignoti a seguito dei fatti che espongono:

“Questa mattina mia figlia Simona è stata aggredita da due ragazze della sua scuola. In seguito queste due ragazze, dopo averla insultata verbalmente, l’hanno inseguita fino a casa. Si sono messe davanti la porta e hanno iniziato a colpirla con sassi e oggetti trovati a terra. Continuavano ad urlare testualmente: <Non provare mai più ad avvicinarti a Dalila. Lei è mia. Se la tocchi ti ammazzo>.
Ho chiamato la polizia e all’arrivo della stessa le due ragazze sono scappate via.”

Aggiunge la signorina Simona Casetti

“Non vorrei però accusarle formalmente. Forse c’è stato un fraintendimento, magari mi hanno confusa con un’altra. Sono brave ragazze, credo.”

Segue discussione con il padre per il procedimento da applicare.
Frasi come “Sei la solita fregnona” e “tu che ne sai che non ci sei mai” vengono riportate come testimonianza dell’accaduto.

In fede
(Seguono firme)

CAPITOLO 3

Roma 10/12/2016

Ciao Manuel,
Come stai?
Visto che non mi scrivi tu, lo faccio io.
Questi giorni qui a Roma sono molto difficili, non mi riesco ancora ad ambientare.
Due ragazze mi hanno preso di mira anche se non ho capito perché.
Come va lì? Che dicono gli altri?
Mi mancate tanto.
Devo confessarti una cosa.
Ieri è successa una cosa strana: ho conosciuto una ragazza e siamo andate a prendere una cioccolata nel pomeriggio.
Ad un certo punto lei mi guarda negli occhi e mi dice: sei molto bella.
E mi da un bacio.
Non avevo mai baciato una ragazza.
È stato strano e bello allo stesso momento.
Non so spiegartelo ma sentivo che sarebbe successo.
Non credo di provare qualcosa per lei, o forse non lo so.
Sono confusa.
Non so neanche perché te lo sto raccontando, ma qui non ho nessuno per parlare un po’.
Dopo il bacio lei mi ha chiesto scusa ed è uscita.
Ora non so che fare.
Ci siamo viste in classe ma lei ha fatto finta di niente.
Che posso fare?
Dai, raccontami qualcosa di te.
Ti stringo forte.

Un bacio
Simona

 

CAPITOLO 4

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CAPITOLO 5

Ciao tu,

sono dovuta scappare ma dovevo tornare a casa, altrimenti i miei chi li sente.

Ti lascio questo biglietto per farti capire cosa sto provando ora.

È incredibile, veramente.

Cioè, sei incredibile.

Quando ci siamo viste per mangiare un panino non avevo nessuna idea in testa.

Volevi scusarti, anche se non so di cosa visto che niente era colpa tua.

Ti ho vista bellissima, con quel tuo modo di vestire che sembri sempre uscita di corsa da casa, ma che addosso a te diventa roba di alta moda.

Ho sentito qualcosa, ti giuro non so cosa, ma l’ho sentita qui all’altezza dello stomaco.

Poi abbiamo mangiato.

Mi hai fatta ridere, abbiamo mangiato le stesse cose, abbiamo parlato, mi hai raccontato di te, ti ho detto della mia famiglia.

Era come conoscerci da anni.

Da sempre.

Poi mi hai toccato la mano.

Ti giuro, non so cosa, ma qualcosa l’ho sentita.

Mi hai detto: dai, vieni su da me, ti faccio vedere una cosa.

Siamo uscite, ancora mano nella mano.

Niente di strano tra due amiche.

Ma siamo amiche?

Siamo salite e mi hai detto che i tuoi non c’erano.

Hai chiuso la porta e mi hai baciata.

È stato un attimo.

Ti giuro, non so cosa, ma qualcosa l’ho sentita.

Non riesco a ricordare i dettagli.

Ricordo mani e labbra.

Occhi e dita.

Vestiti e pelle.

Baci e morsi.

Era tutto incredibilmente perfetto.

Tutto scritto.

Un copione con noi come protagoniste, come se lo avessimo provato da anni.

Da sempre.

Ci siamo trovate sul letto e ci siamo strette forte.

Anticipavi ogni mia singola mossa.

Ogni mio pensiero era il tuo e spero viceversa.

Le tue dita che dipingono sul mio corpo.

Una tela bianca.

Scoprirsi.

Conoscersi.

Riconoscersi.

Non lo avevo mai fatto.

Ma era come farlo da anni con te.

Da sempre.

Ti sei addormentata subito.

Ti ho guardata dormire.

Non so che cosa sia successo.

Ti giuro, non so cosa, ma qualcosa l’ho sentita.

Chiamami quando ti svegli.

Ciao

Tua Simona

 

CAPITOLO 6

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CAPITOLO 7

Registrazione ad uso esclusivamente personale del dottor Augusto Sambucio
Archiviazione num Ak2089

Dottore – Ciao Simona
Simona – mmm
D – i tuoi genitore ti hanno consigliato di venire da me.
S – Già.
D – E ti va di parlare?
S – No.
D – Va bene. Mi ha detto tuo padre che è più di una settimana che non vai a scuola.
S – Si. E non ho intenzione di tornarci.
D – Mi racconti quello che è successo?
S – Se sono qui evidentemente lo saprà già.
D – Mi piacerebbe sentirlo da te.
S – Sono stata violentata.
D – Ah si?
S – Si!
D – Non mi risulta.
S – E invece si. Non si violenta solo il corpo. Mi hanno stuprato l’anima, scopato il cervello fino a farmi sanguinare. Sono rimasta chiusa in casa mentre vedevo scorrere le battute di persone che conoscevo o che non avevo mai visto. I miei pensieri buttati in pasto a cani rabbiosi che li hanno divorati e vomitati per essere di nuovo mangiati da altri cani”
D – Capisco.
S – No. Lei non capisce. Nessuno può capirlo se non ci passa. Una ragazza, adolescente, che ha già cambiato 5 scuole, che non si è mai fatta degli amici per più di sei mesi. Una ragazza fragile che fa finta di sorridere al mondo nascondendosi dietro a grandi occhiali. Mi vedono come una forte, ma non è forza quella, è un cazzo di muro che ho tirato su con tempo per non soffrire, per non sentire i miei genitori litigare, per non credere a niente. Poi un giorno vedi entrare uno spillo tra i mattoni. E da quel buchetto compare una lucina. Debole e stanca ma sempre luce è. E si fa strada e apre una breccia. E vedo comparire una ragazza.
D – E ti sei innamorata?
S – Non lo so. Si. Forse. Non lo so. So soltanto che stavo bene. E invece era solo un’altra cazzo di illusione, una maschera per di più di plastica questa volta. E tutto per cosa? Per una scommessa.

La paziente piange

D – Tieni, prendi un fazzoletto.
S – Non ce la faccio più. Hanno iniziato a fare dei meme su di me.
D – In che senso?
S – Delle immagini con la mia foto con sopra scritto pezzi della mia lettera. Per prendermi in giro e pubblicarli su Facebook
D – Finirà tutto questo. Come una bolla di sapone. Dopo Natale nessuno ricorderà quello che è successo.
S – Ma lo ricorderò io. Lo ricorderò per sempre…

Fine della registrazione.

CAPITOLO 8

Da: manuel.simon1@gmail.com
A: simoncinaraffinata00@libero.it

OGGETTO: che succede?

Ciao donna,
Come stai?
Ma che succede?
Non ti sento più, sei sparita.
È successo qualcosa di grave?
Ho provato a chiamarti al telefono ma non ti trovo mai.
Non farmi stare in pensiero.
Bacio
M

—–

OGGETTO: Re che succede?

Hey tu,
Niente di buono purtroppo.
Sono stata staccata da chi credevo amica.
E tutto il mondo mi si sta rivoltando contro…
Scusami

—–

OGGETTO: Re-Re che succede?

Ma che cazzo dici?
Che è successo?
Rispondi al telefono, ti prego.
Non lasciarmi così

—–

OGGETTO: Re che succede?

Scusa, il telefono non ce l’ho più, non voglio rispondere.
Mi chiamavano solo per insultarmi.
Sai che sono uscita anche sul giornale?
“Anche in Italia arriva la nuova moda di illudere le ragazze e poi metterle alla berlina”
Un giornalista è anche venuto sotto casa.
Papà lo ha talmente tanto spaventato che credo ora stia facendo il lavavetri al semaforo.
Mi sento vuota, umiliata, distrutta.
E la cosa peggiore è che tutti credono sia solo una battuta.
La gente condivide la mia immagine prendendomi in giro, con la leggerezza con cui condividono l’oroscopo.
Eppure io sono qui.
Nessuno mi chiede come sto.
Sto precipitando in un buco nero.
E mi sta spingendo giù ogni singolo post, ogni tweet, ogni meme.
Forse cambieremo ancora città.
Ma si può veramente scappare da tutto questo?
Ed è giusto scappare?
Non ho la forza per andare avanti…

—-

OGGETTO: Re-re-re che succede?

Senti, io sto per venire da te.
Mandami l’indirizzo esatto, in un paio di giorni salgo e ce ne andiamo a mangiare un panino fuori.
Ok?
Donna, non fare cazzate che se lo scopro ti picchio pure io!
Ti stringo forte.
M

 

CAPITOLO 9

Ciao,

non metto un nome perchè magari poi sbaglio destinatario e non vorrei creare problemi.

Oltre a quelli che ho già creato.

Pensavo di essere una ragazza fortunata.

Credevo di avere tutto per poter essere felice.

Ma non è sempre così.

A volte quello che abbiamo intorno ci toglie la fiducia in noi.

Ci toglie la possibilità di diventare quello che avremmo voluto essere.

Io volevo essere una ballerina.

Ma non una di quelle magre magre della scala che fanno la morte del cigno.

Volevo essere una di quelle fighe da hip hop che ballano tutte precise insieme alle altre.

Si, mi è sempre piaciuto stare in mezzo alle altre.

Non volevo spiccare, non volevo uscire dal gruppo.

Mi piace il gruppo, quando ti accetta.

Quando non ti accetta invece, diventa un mostro divora anime.

E io l’ho provato, la mia anima ora non c’è più.

Sei giovane, queste cose le dimenticherai.

Non è possibile, non si può dimenticare tutto questo.

Ogni frase è una coltellata, ogni singola presa in giro è un colpo diretto al cuore, senza possibilità di tornare indietro.

Scusami Manuel, non ti ho aspettato, non ce l’ho fatta. Ma tu hai aspettato troppo me, io ti amavo, bastava allungare quella mano per avermi, invece hai aspettato troppo.

Scusa mamma, scusa papà. Avete sempre litigato davanti a me, e io che tentavo di dire basta. Poi ho imparato solo a chiudermi in un angolo e a cantare la mia ninna nanna preferita per non sentirvi urlare.

Scusa Dalila. Si, scusami tu perchè adesso sarai messa alla berlina e da un gesto che doveva essere bello si sono create solo cattiverie su cattiverie.

E scusatemi voi che mi troverete così.

Lo so che non sarà un bello spettacolo.

Già non lo sono stata fino ad ora.

Ma una cosa voglio dirvela.

Io perdono tutti voi.

Ma non riesco a perdonare me.

Per tutti i baci che non ho dato pensando: lo farò domani.

Per tutte le mani che non ho stretto, gli schiaffi che non ho dato, le parole che non ho detto.

Tanto lo farò domani.

Domani mi alzo e gli dico….

E se non c’è domani?

E allora ciao a te che leggi, ti dico di farle ora le cose, perchè domani non c’è.

Fai quello che ti senti, scrivi quel messaggio, fai quella chiamata.

Fregatene se non sta bene o non si fa così, perchè non esiste un modo migliore per farlo, esiste il tuo.

Ma fallo.

Te ne prego.

Fallo per me.

Almeno tutto questo avrà un senso.

Io mi libero da un peso.

E spero solo che tutto questo non accada mai più.

Perchè nessuna ragazza merita di morire a 17 anni, solo perchè lo hanno deciso i social.

Addio

Simona.

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