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Violenza verbale

Sono una donna.
Sono una donna che lavora, che ama e che odia.
Ho una passione, e tanti anni fa sono riuscita a renderla un lavoro.
Mi hanno assunta dove volevo, ma non come volevo.
Ho fatto tutto quello che non era il mio lavoro, ho pulito i cessi, portato caffè, raccolto persone in giro.
Ma dicevano che era formazione.
Per fare quello che sognavo.
Poi è arrivato il contratto.
Finalmente il lavoro che volevo, come lo volevo.
Ho un amore.
E mi hanno detto di farmi una famiglia.
Mi hanno fatta sentire in colpa perché non avevo figli.
E più ci provavo, più non ci riuscivo.
Più non ci riuscivo e più mi sentivo in colpa perché mi dicevano che era importante avere una famiglia.
Quando è arrivato il lavoro vero, quello che volevo, come lo volevo, abbiamo pensato di farci aiutare.
Non è propriamente naturale, ma mi hanno detto che anche non avere una famiglia non è naturale.
E ho fatto l’operazione.
Pagandola tutta da sola.
Con i soldi del mio lavoro.
Prendendo giorni di malattia.
Fino a che.
Il giorno prima di sapere la risposta, me ne arriva un’altra.
Sei licenziata.
Mi dispiace ma sai, la crisi.
La crisi è perché sarei stata fuori per mesi.
Perché volevo una famiglia.
Perché mi hanno detto di avere una famiglia.
E ora, che aspetto la risposta più bella, so che qualunque scelta sarà giusta, che quel lavoro doveva stare lì e che non voglio più sentire qualcuno che mi racconti cosa fare nella vita.
Non è anche questa una violenza sulle donne?
Non servono le botte per far male.
A volte anche un pensiero può ferire, una convinzione può tagliare e farti sentire fuori dal coro.
Non fatevi fregare, vivete come volete e non fatevi mai colpire.
Buona giornata.

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