Un (primo) piccolo passo

Ancora?
Un altro sito di un altro perfetto sconosciuto?
Ebbene si, voglio farmi del male (e un pò farne anche a voi).
Voglio raccogliere tutto quello che faccio in un unico punto, dove scrivere i miei racconti, postare le mie idee e realizzare i sogni.
Come posso realizzare un sogno?
Non aspettando in ginocchio, ma lavorando, muovendosi e andando.
Dove non si sa.
Ma intanto inizio ad andare.
E io sto andando, un pò a zigzag ma questo è il primo passo.
Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per Papo.
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I viaggi in treno

Ormai i treni (alta velocità,non i regionali) sono comodissimi. 

Ti siedi e in 2/3 ore sei dove vuoi. 

Il problema è quando il treno lo prendi all’alba e come te hai intorno zombie che cercando disperatamente una dose di caffè per endovena.

E in più la voce registrata di Italo ha un tono così allegro e pimpante che ti verrebbe voglia di dargli una scocciata.

A quest’ora sul treno c’è un po’ di  tutto.

Ci sono quelli disperati che arrancano in attesa che il bar della prima carrozza apra,che sono lì che masticano gomme o giocano al cellulare. 

Ci sono quelli fortunati che riescono a dormire in qualunque posizione, in verticale, abbassando il tavolino, usando il giaccone come cuscino provvisorio.

E poi ci sono io, che non riesco a dormire anche se ho un sonno che la metà basta e che non avendo altro da fare, aggiorno il blog. 

Buona giornata.

Mini tour

Dopo essere andato a Piacenza con il mio spettacolo di improvvisazione, oggi parto alla volta di Brescia ospite all’Accademia Bresciana di  Improvvisazione con uno stage e uno spettacolo dal titolo “la carogna”

E la prossima settimana si torna al Nord passando per Milano da Teatribù con stage e spettacolo

Se passate da quelle parti fate un fischio.

Il viaggio  è lungo e io faccio amicizia 

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Violenza verbale

Sono una donna.
Sono una donna che lavora, che ama e che odia.
Ho una passione, e tanti anni fa sono riuscita a renderla un lavoro.
Mi hanno assunta dove volevo, ma non come volevo.
Ho fatto tutto quello che non era il mio lavoro, ho pulito i cessi, portato caffè, raccolto persone in giro.
Ma dicevano che era formazione.
Per fare quello che sognavo.
Poi è arrivato il contratto.
Finalmente il lavoro che volevo, come lo volevo.
Ho un amore.
E mi hanno detto di farmi una famiglia.
Mi hanno fatta sentire in colpa perché non avevo figli.
E più ci provavo, più non ci riuscivo.
Più non ci riuscivo e più mi sentivo in colpa perché mi dicevano che era importante avere una famiglia.
Quando è arrivato il lavoro vero, quello che volevo, come lo volevo, abbiamo pensato di farci aiutare.
Non è propriamente naturale, ma mi hanno detto che anche non avere una famiglia non è naturale.
E ho fatto l’operazione.
Pagandola tutta da sola.
Con i soldi del mio lavoro.
Prendendo giorni di malattia.
Fino a che.
Il giorno prima di sapere la risposta, me ne arriva un’altra.
Sei licenziata.
Mi dispiace ma sai, la crisi.
La crisi è perché sarei stata fuori per mesi.
Perché volevo una famiglia.
Perché mi hanno detto di avere una famiglia.
E ora, che aspetto la risposta più bella, so che qualunque scelta sarà giusta, che quel lavoro doveva stare lì e che non voglio più sentire qualcuno che mi racconti cosa fare nella vita.
Non è anche questa una violenza sulle donne?
Non servono le botte per far male.
A volte anche un pensiero può ferire, una convinzione può tagliare e farti sentire fuori dal coro.
Non fatevi fregare, vivete come volete e non fatevi mai colpire.
Buona giornata.