Un (primo) piccolo passo

Ancora?
Un altro sito di un altro perfetto sconosciuto?
Ebbene si, voglio farmi del male (e un pò farne anche a voi).
Voglio raccogliere tutto quello che faccio in un unico punto, dove scrivere i miei racconti, postare le mie idee e realizzare i sogni.
Come posso realizzare un sogno?
Non aspettando in ginocchio, ma lavorando, muovendosi e andando.
Dove non si sa.
Ma intanto inizio ad andare.
E io sto andando, un pò a zigzag ma questo è il primo passo.
Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per Papo.

Esperimento social(e) 5

Voglio fare un esperimento.
Voglio scrivere una storia social(e).
Ogni 24 ore scriverò un capitolo di un racconto, se arriverò ad un tot di commenti o condivisioni, scriverò il capitolo successivo, altrimenti ricomincerò con una nuova storia.
Sta a voi scegliere se volete sapere come va avanti o no.

CAPITOLO 1

Da fondo palco si sente Paolo parlare al telefono. Mentre parla si avvicina al palco.

Paolo – sull’annuncio c’è scritto: ottimo mini appartamento abitabile cantina. Che vuol dire: dov’è la virgola? Non c’è virgola, c’è scritto solo: ottimo mini appartamento abitabile cantina. Credo che abitabile stia per la cantina, non che l’appartamento è abitabile come se fosse una cantina…. Non lo so, ora guardo e ti faccio sapere, poi per quello che costa. Ti chiamo dopo che sono arrivato, ciao.

Entra un Signore sul proscenio a sipario chiuso.

Signore – salve, lei è Paolo?

P – si, e lei è il proprietario dell’appartamento?

S – Mini appartamento

P – mini…

S – ma venga, le faccio vedere il resto

P – come il resto, non siamo ancora entrati

S – si, ma già si respira di più rispetto a dove vive lei, no? Non sente che aria?

P – veramente lei non sa dove abito.

S – ma so dove abiterà: qui!

Si apre il sipario e si accendono le luci. La casa è semi distrutta, c’è un quadro al contrario, un divano con un copri divano logoro, delle sedie accatastate e un tavolino senza una zampa.

P – ok, questa è la cantina, giusto?

S – ahahah, sta scherzando, vero? Questo è il mini appartamento

P – No, scherza lei. Sull’annuncio c’è scritto abitabile

S – è un condizionale

P – che?

S – abitabile. Sarebbe abitabile se venisse ristrutturato! Ma per quello c’è lei, no? Un ragazzo così giovane e forte, di che altro ha bisogno!

P – di una casa seria, per esempio.

S – in tempo di crisi, ogni buco è trincea. Dia retta a me, giovanotto, non si faccia sfuggire questa occasione. E sotto c’è anche una splendida cantina, dove può tenere i suoi vini più pregiati.

P – la difficoltà in questo momento è trovare un tetto dove dormire, poi al vino ci penseremo.

S – bravo, questo è lo spirito giusto. Per questo le propongo questo tetto: resistente, solido, eternit, colorato…

P – Come scusi?

S – cosa?

P – cosa ha detto all’inizio?

S – salve, lei è Paolo?

P – non così all’inizio. Intendevo dire del tetto

S – dicevo che è un tetto resistente, solido, colorato..

P – prima ha detto eternit

S – eternit..à. Un tetto è per l’eternità. Ma non fermiamoci a questi dettagli, parliamo di costi.

P – ecco, parliamo di costi

S – quanto sarebbe disposto a pagare per questo gioiello?

P – dovrebbe darmi lei dei soldi per venire qui.

S – ahahah. Lei è veramente spiritoso. Ed è per questo che voglio venirle in contro. Facciamo 2000 e non se ne parla più

P – 2000 che?

S – euro

P – all’anno?

S – facciamo 1500?

P – no

S – 1300?

P – mmmm

S – ok, facciamo 1000 e non se ne parla più

P – ok, facciamo 600 e non ci parleremo più.

S – ottimo! Lei ha appena firmato un affare!

P – a me sembra una sola, ma farò finta di niente.

S – questo è il contrattino, ci vediamo nel fine settimana per il pagamento.

S esce

P prende il telefono e chiama A

P – pronto? Andrea? Si, è fatta. È perfetta. Va solo un po’ aggiustata. È un mini appartamento. Abitabile…. Ecco…. Su quello forse c’è un problemino. 600.

P stacca il telefono dall’orecchio e si sentono urla dall’apparecchio.

P – troveremo qualcuno, calmo. Non disperiamo. Altrimenti…. Ci sarebbe…. Senti, o ti fai andare bene Luca o tiri fuori 300 euro! (pausa) Ecco, lo vedi che spontaneamente si trova sempre un accordo. Bene, ora lo chiamo e ci incontriamo qui nell’appartamento… mini.

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Esperimento social(e) 4 – Pull a Pig

Voglio fare un esperimento.
Voglio scrivere una storia social(e).
Ogni 24 ore scriverò un capitolo di un racconto, se arriverò ad un tot di commenti o condivisioni, scriverò il capitolo successivo, altrimenti ricomincerò con una nuova storia.
Sta a voi scegliere se volete sapere come va avanti o no

CAPITOLO 1

Caro diario,
Oggi è il primo giorno alla nuova scuola.
Compagni nuovi, posto nuovo, amici nuovi.
È la terza scuola dall’inizio dell’anno, ma papà si sposta per lavoro e noi dobbiamo seguirlo.
Ho lasciato Manuel nella vecchia scuola, ci siamo scambiati gli indirizzi e mi ha detto che mi scriverà.
Mi piaceva Manuel.
Chissà se ci sarà qualcuno di interessante oggi.

Caro diario,
Mi sono seduta al secondo banco e accanto a me si è seduta una ragazza molto bella.
Si chiama Dalila.
Sembra simpatica, ha provato a spiegarmi un po’ come funziona la scuola, poi a ricreazione mi ha dato un pezzo del suo panino perché lo avevo dimenticato a casa.
Mi piace.

Caro diario,
Mentre aspettavo l’autobus due ragazze più grandi mi hanno avvicinata e una delle due mi ha tirato forte i capelli mentre l’altra prendeva a calci il mio zaino.
Quella che mi teneva i capelli mi ha guardata in faccia e mi ha detto: benvenuta all’inferno.
E poi ridendo se ne sono andate.
Ho avuto tanta paura ma non lo dirò a mamma, non voglio farla preoccupare

Oggi è stata una giornata complicata, spero domani sia più semplice.
Buonanotte caro diario.
tua Simo.

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Esperimento social(e) 3 – La recluta Francesco Lupini e i Timorati di Dio

Voglio scrivere una storia social(e).
Ogni 24 ore scriverò un capitolo di un racconto, se arriverò ad un tot di commenti o condivisioni, scriverò il capitolo successivo, altrimenti ricomincerò con una nuova storia.
Sta a voi scegliere se volete sapere come va avanti o no.

CAPITOLO 1

Aprì gli occhi.
La vista sfocata lo lasciò a terra per qualche secondo.
Dal suo punto osservazione vedeva la zampa di un tavolo, un pezzo di vestito rosso, un bicchiere a terra e un braccialetto da donna.
Provò ad alzarsi, ma la forza di gravità fu più forte di lui.
La testa stava per esplodere.
Si fermò un secondo a terra.
Mani sul petto.
Controlló il respiro.
Sul soffitto una pala stava girando.
Non è casa mia, pensò.
Poi fece un respiro più lungo e provò una seconda volta ad alzarsi.
Questa volta ci riuscì, anche se dovette appoggiarsi al tavolo per non crollare miseramente.
Si guardò intorno.
Non ricordava il luogo.
Di chi era quella casa.
Si guardò allo specchio.
Boxer e calzini.
La faccia sporca di rossetto.
Tentò di pulirsi il viso, ma peggiorò solo la situazione.
Erano le mani ad essere sporche.
E non era rossetto.
Bussano alla porta.
“Aprite, polizia!”
Urlarono da fuori.
Cercò i suoi vestiti, mentre la porta veniva presa di mira dai colpi di una mano insistente.
“Aprite o dobbiamo sfondare la porta”
“Sto arrivando”.
Trovò il suo pantalone, lo raccolse da terra, ma alla fine del tessuto trovò una mano.
Alla mano era collegato un braccio e poi via via tutto il resto del corpo.
Una donna.
Nuda.
Morta.
“È l’ultimo avvertimento. Aprite o la buttiamo giù”
La recluta Francesco Lupini rimase fermò, cercando di capire chi fosse quella donna e perché lui era li.

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